Vittoria – Consapevolezza emotiva

Consapevolezza emotiva

Vittoria

La scena?

Vittoria

Quando sto dove davvero voglio essere e faccio quello che davvero apprezzo fare.

Noi Terrestri siamo qua per questo. Punto.

Fare ciò che ci piace fare. Vivere come ci va di vivere.

Significa con equilibrio tra la parti di sé, e sincronizzati alla natura.

Io sono e mi sento qui, dove mi piace essere e sto facendo quello che mi piace fare.

Vedi tu come si muove la consapevolezza!

Eh certo, con tutte le emozioni che serpeggiano!

È un fatto di energie. Di energie emotive:

erotico-pappine-dolcetti-tocchi-risate-abbracci-sole-tramonti-acqua-sabbia-corse-panini-caffè-rotolarsi-scottarsi-immergersi-ri-tuffarsi-sole-esistere-esistere-esistere.

Oggi – ora:

Città-viuzzasegreta-nostra-piazzavittoria-caffè-tortino-spallucce-risatine-toccatine-occhietti-occhiacci-affondo-programmino-giochino-esisto-esisto-esisto

.. e di energia-moneta. Che fa la sua funzione. Mi permette di risolvere alcuni problemini di sopravvivenza, ossia di stare con serenità sul pianeta Terra-Felice e di godermi la vita.

È la moneta che mi risolve i problemi, non io che debbo risolvere le paure alla moneta.

Mi direte… ma

Vittoria!

le monete, gli oggetti, non hanno paure, mica hanno emozioni.

Ah, questo è quanto sembra dal mondo di fuori, nel mondo delle cose artificiali che oramai sono talmente tante, e ingombranti sia gli spazi che i tempi, che rischiavo di dimenticare come si vive nature.

Invece, a me tutto ciò che è nature piace, eccome!

Così qualcosa dentro s’è messo in allerta, un campanellino insistente mi faceva notare la stonatura e l’assurdità della vita incastrata nei tempi del: lavorare per produrre denaro. Che poi spariva. Risucchiato. Per me non ne restava mai. Niente il mio profumo, il mio viaggetto, il mio vestitino, la mia pasticceria, il denaro veniva sempre vampirizzato da tasse, emolumenti, ri-tasse, bollette. Continuavo a correre, a spostare appuntamenti importanti, nature, o parrucchiere, spa, massaggi… per esaudire richieste esose e fuori luogo di parassiti di ogni tipo e razza.

Anche i pensieri erano confusi, arruffati, contorti. Mi pareva che le persone che pensavano e parlavano semplice erano stupide, o insignificanti. Non mi accorgevo in quale mondo finto e pesante, inutilmente pesante e zavorroso, ero immersa. E che schemi. Tutto andava a infrangersi sull’assioma di quanto fosse importante essere sulla piazza, nel mondo di fuori, in vista, in carriera, primeggiare. Una corsa che mi prendeva un sacco di energia. Oppure ritenevo importante pensare e agire sulle problematiche, essere attiva, agente, informata, competente, uff!

Oh! Uno zombi.

NO.

Lavorare per raccontarmela. Ossia che pareva avessi bisogno di chissà quante cose. O più spesso i bisogni erano quelli degli altri, fondati sulla paure, e pagavo io. E io a correre per procurarmi le cose togliendo tempo di qualità alla cura di me stessa e mie interazioni.

Che aridità. La sentivo pure io.

Poi, qualcosa è accaduto.

Sempre per via di quella magia che m’aveva dato una bottissima botta in testa, vedevo le macchine sulla strada e le vedevo come cassettoni di energia, scafandri di energia condensata, e mi dicevo:

  • Ma guarda questi dove investono la loro forza. Sulla latta. E ci credono. Guarda come sfilano di corsa, e strombazzano per correre di più, con questi macchinoni ingombranti che stravolgono la bellezza della città.

Vedevo le case, i palazzi e li vedevo esagerati, scatoloni fatiscenti, finti e fittizi. Li avvertivo come il tentativo fatto dalla gente di esorcizzare le paure, e le nominavo:

  • Paura di non avere sicurezze
  • Paura di non avere cibo
  • Paura di ….
  • … … 

Macché macché, si chiama:

  • paura di sentire.

Le cose belle emozionano. E loro non vogliono sentire emozioni.

Sangue che pulsa, batte nelle vene, fa sentire vivi.

Ci siamo identificati con le macchine, le case, i palazzi, il virtuale, il cibo cibo cibo esagerato, esondante, amplificato. Mangiare per non fare sesso. Ossia aver spostato la libido: ti è permesso di mangiare tanto da scofanarti, e stare male, ma non di scopare. Eheh dis-ambiguazione della libido.

Le cose, gli schemi, ecc ecc, al posto delle persone. Ultimamente, a volte, esageriamo anche con gli animali. Ho il sospetto che gli psicoterapeuti si siano messi d’accordo e che, per togliersi gli impicci, davanti ad un utente che aveva problemi di relazioni, o di partner, abbiano iniziato a dire… prenditi un cane.. un gatto… curati di un cane… sennò non si spiega questo esagerato dilagare di animali. Non spupazziamo bambini, investiamo sui cani.

Non mi sto riferendo all’amore per gli animali, sto dicendo delle esagerazioni. È più complicato relazionarsi con un figlio che con un cane… certo.

Ecco, ho detto quello che penso quando cammino per città che sono gabinetti per cani più che vie curate e artisticamente ammirabili. A più di uno romperò le palle con questo post… pazienza. Anche io mi rompo quando giro per la città e vedo pisciate di cani ovunque, e d’estate le puzze mi raggiungono da ogni dove. Io non ho un posto dove andare al bagno se non pago, e i cani possono pisciare ovunque. E se avessi bambini non saprei come fare per preservarli da tale sozzura.

Ecco. Detto. Torno al nostro aver spostato il senso delle cose.

Le macchine grosse, le super case… e super super vestiti… ecc ecce anche a me piace tutto, ma non voglio svendere la mia forza. La forza mi serve per costruire progetti di senso.

Io intendo vivere anche quando gli altri accettano di dover morire.

Con gli oggetti del mondo di fuori se ne vanno le emozioni. Gli oggetti non portano emozioni, e un po’alla volta ci dimentichiamo che siamo emozioni. Movimento. Emo… sangue che si muove e sente.

Consapevolezza emotiva.

Ci fa sentire la vita. Ci fa avvertire la differenza. Ciò che vale e ha un senso ciò che è artificiale, illusorio.

Vuoi mettere un albero, un tramonto, il mare, un uomo, la donna…i bambini. I nonnetti.

Ecco, i morti viventi hanno dimenticato la vita che pulsa, talmente l’hanno scordata che temono sentire vibrare il corpo, la psiche, il cuore.

Ecco cosa serve, una semplice magia magia

dice Vittoria

Se tutta quella gente che s’accontenta di lamiere, di ferro e plastica, di scafandri, cartamoneta, mondo del niente, sente un’emozione, sente la … sbigola.. nelle vene, vedi come sceglie. Sì perché, talmente siamo disabituati che facciamo fatica a farci attraversare dalle emozioni. Respirare nelle nostre emozioni.

La scelta perfetta accade, in un momento, nell’attimo che mi ascolto.

Che smetto di portare l’Osservatore fuori e lo rivolgo dentro.

Cammino per la strada e sembro un autistico. Certo. Autistico sarai tu che mi interpreti così. Io mi sto centrando e, dato che sto, centrata, ti percepisco. Non mi serve più vederti, mi arrivi da un altro canale. E so dove ti collochi rispetto ai cerchi in cui le persone si pongono attorno a me.

Da questa – mia – percezione – interagisco o meno – con te.

Sto molto attenta a dove colloco la mia forza, dato che la forza mi serve, e tutta, per costruire le mie creazioni.

Segue la cronaca:

Da due giorni Anima e Spirito fanno parlare di sé. Bene.

Cuore: entra ogni tanto in scena:

  • Quando mi visualizzo davanti al bar Republic di Piazza Vittoria.

Eheh.

Energia energia. Che ne sto facendo della mia energia?

Emozioni emozioni.

Mi muovo fluttuando dentro le mie emozioni.

Vittoria

Tutta Vittoria