Percorso – cronaca del 26 novembre

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Tempo fa avevo pubblicato questo pezzo dal titolo Serendipity, con questo termine si intende ben più dell’accezione che ne dà l’omonimo film.

Serendipity accade quando si sa chi si è.

Per cui la vita si fa sempre più serendipitosa, in base a quante esperienze finalizzate allo “stare bene” noi viviamo. Accade quando ci si è sapientemente fermati, quando finalmente si accetta di… come dice Davide, “tirare il freno ammano“, e lasciamo che le cose accadano.

La prima impressione è di aver allargato la mappa, e di parecchio. E si va, verso ben altre esperienze di sé, si comprende che si è sempre stati ciò che ora si incontra. Sempre stata in questa parte di me, altra da me. Si avverte il salto, il lancio, la corsa sul ponte tibetano che non si vorrebbe attraversare fino a che lo si guarda, ma lo si sta guardando con la voglia negli occhi, le spinte nelle gambe e nelle braccia. Il mio corpo ha sempre voluto essere qui, dove ora si sta lanciando alla pazza. Al centro del ponte. Sospesa, inadatta, incongruente, incoerente, informe, inesperta, incapace, inutile, indecisa, in civile inesistente inerme incosciente, in-saggia, in-vera, inutile, inutile, io-inutile. Fragile. E chi se ne frega. Ma viva. Viva, meglio detto vera nel suo essere non-vera, perché “vera” in altro. Perfetta, nell’altra da me, che sono io, che sta qui nel lancio, nella sfida nell’ebbrezza di questo meraviglioso vuoto che sta, sotto il mio corpo esposto, sul ponte tibetano.

Io? Mai voluta la certezza, né la sicurezza, Né la noia di quel vecchio ponte di ferro sull’Adda… trinci trinci…troppo certo sicuro incorruttibile, nemmeno quella staticità e possanza del Pont du Gard dei romani in Francia, che me ne faccio di tanta statuarietà che esige un mare delle mie energie per restare in piedi. Vuoi  mettere un semplice, nudo, spericolato ponte tibetano del quale posso spostare a piacimento sia l’attacco che l’arrivo? Posso spostare la partenza e l’approdo. E così, non uno sguardo dal ponte, ma mille angolature, mille punti di partenza e altrettanti punti di arrivo. Universi paralleli tangenti secanti vicini distanti paralleli a salti obliqui a onda a zig zag zzz zzz scscsc scsccs scscssss. Quale universo abito oggi?

Questo, che mi viene incontro dall’altro di me. Nuovo.

Importante non è la risposta, questa cambia sempre.

Importante è la domanda, affinché le risposte siano sempre nuove.

Baci.

                                         Vicky   Sono arrivata, per esistere qui, nel qui e ora di questa Terra che – amo – come oggi, nella pancia di mia mamma, e nel programma di Francesca, un po’ di anni fa. Oggi. Adesso lo so bene. Mi verrebbe da piangere… nnunnsiammai. Ridiamoci su!

Brescia, 26 novembre 2016