Percorso 3° step

Il percorso è la presa in carico di se stessi. E’ un dolce carico.

Quando è nato il libro “Vittoria, incontrare l’anima gemella attraverso gli archetipi”, non immaginavo cosa sarebbe accaduto quasi un anno dopo. Vittoria è l’ilarità, la leggerezza, anche la determinazione. Certa lei della sua strada nei movimenti della forza, certa di arrivare dove vuole.

Vittoria ha detto la sua, nel suo libro ha raccontato di sé, di come si muove nel mondo. Simpatica. Resta vera, autentica ed autorevole. Lavora dentro di me, che sono Francesca. Io sono solo la sua voce, e le dita che vanno sui tasti del pc.

Nonostante la giocosità di Vittoria, per me Francesca, la vita ha continuato a scorrere anche dentro binari già noti. Anche scomodi. Non più attraenti. Insieme ad altre sfide, curiose, in cui provare la forza.

Forza che, Francesca, vede assomigliare sempre più all’arrendevolezza, all’amore incondizionato, all’amore come quasi non si vede e non si vive ma si sa che c’è.

Ma perché lo chiamo “amore”? mi pare qualcosa di indefinito. Oggi è impalpabile. È indifferenziato. Lo percepisco un po’ qua, un po’ là. Mi sembra che lo produco io, anche se non mi sento molto brava a farlo, ma esce da me. Anche in questo scegliamo, posso fare la scelta perfetta di produrre amore, o altro”.

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Mi fa pensare ad un (ancora, un altro) modo di essere della forza, dell’energia. Non c’è più nemmeno un flusso, c’è un punteggiarsi, un quantizzarsi di micro-nano pacchetti di pulsazioni energetiche. Qualcosa di sospeso, impercettibile, a-locale. Dato che è a-locale, mi chiedo:

Ma questa energia, questo pulsare e pensare e osservare ciò che mi accade, va dove lo invio io? E, viene recepito? Ce l’ha l’antenna accesa il destinatario? (la mia anima gemella, il mio uomo?).

Me lo chiedo. Come Francesca me lo chiedo. A Vittoria, non so, mi sa che non importa granché delle mie perplessità.

A volte Vicky mi parla di notte. E mi dice:

  • Stai desiderando?

E continua affermando:

  • Stai vivendo ciò che stai desiderando. Ci sei dentro, come un universo parallelo in cui sei mentre anche sei qui. Qui sei perché qualcosa va portato.. al fronte.

Perché ho visto la parola “al fronte”? Avrei detto che la parola che ci stava, seguendo schemi assodati dentro la mia testa e nella cultura, nel “così si fa” – “così si dice” – “così si usa”… la parola sarebbe stata “qualcosa va portato a compimento, alla fine”.

Che c’entra sto… “fronte”?

V’assicuro che in questo momento che sto scrivendo, io non so cosa scriverò tra un attimo, né so che discorso ne verrà fuori. Sono la prima a dover rileggere ciò che scrivo per sentire ciò scrivo, e quindi chi sono.

Proseguiamo.

Un vecchietto che ho conosciuto anni fa aveva scritto un libro sulla prima guerra mondiale cui aveva partecipato e, raccontando del Piave aveva detto:

Di qui non si passa – affermando che a lui questa frase gliel’aveva detta la Madonna, per dire che da quel punto in poi il nemico non avrebbe potuto avanzare.

Il vecchietto era di un paesino delle montagne in provincia di Vicenza mi pare, egli, aveva pronunciato questa frase tra i soldati, o con gli ufficiali, non ricordo, e là il fronte austriaco s’era fermato, e poi sconfitto.

Ma vedi che mi viene in mente stasera che sto qui a parlare del… Percorso.

Ma il tempo è Uno. Anzi, non c’è il tempo lineare, storico. Non c’è la storia. C’è l’istante. Inutile raccontare esperienze di guerra, di tragedia, non esistono. Studiarle non serve a nulla, se non a riempirci la testa di “impostazione del conflitto” “impostazione della dicotomia” della separazione, del sospetto della paura, della necessità di protezione da un supposto nemico, della lotta, della riduttività, pochezza, mancanza. Mancanza di risorse, di pane, di aria e acqua, di… amore. Mancanza delle possibilità e risorse di stare sulla Terra. Stare qua, attaccati a sta palla. Ecco, forse questa è l’origine di una paura. Avere in testa questa palla che gira nel vuoto oscuro dello spazio. Che idea… Basta, non insisto. Ho raccontato questa gabbia in cui ci sembra di essere dentro tante volte. Questa sarà l’ultima, lasciamo andare questa visione chiusa della nostra esistenza.

Per cui: siamo nel tempo Uno. Circolare. Per cui, tranquilla la risposta alla domanda sopra è:

  • Certo che lui, l’anima gemella, sente. Ti sente.

Questa è Vittoria. Ecco, ora uscirei e andrei diritta a Piazza Vittoria, mi siederei là, vicino all’acqua e starei là ad ascoltare la piazza, i palazzi, la città, il cielo, le persone. A respirare Vittoria. Mi viene incontro dall’insegna, dalla lastra di marmo, dalla stazione della metro. Vittoria.

Un nome, un pieno. L’avevo detto all’inizio del libro:

Mi sento piena abbondante e sazia.

È ancora così. Il Percorso è questo. Sazietà.

Eppure sono qui, a scrivere, da sola. La noia. Fuori ragazzi che chiacchierano, bevono, mangiano. Tutto così lontano, informe. Il mondo di fuori sono sagome fluttuanti e disomogenee, il mondo dentro me pulsa. E produce comprensione e amore.

Sì, non riesco più a tagliare a fette certe persone con il mio giudizio tremendo, con la mia visione parziale delle situazioni. Vedo l’altro per ciò che è: Uno. Allora io, sono Uno?

Questo lo fa alef – ho affermato nei mie libri. È vero. È il movimento alef – unisco che fa l’opera di far emergere da dentro ciascuno di noi l’unità, la connessione col Tutto. Non mi riesce più di pensare come prima, riduttivo, parziale, povero, svantaggioso.. cosa scelgo?

Che lui sente e sa. Punto.

Uno – un solo pensiero. Uno tutto intero alla volta, senza più pensieri laterali, sotterranei, per aria, parziali, che sottraggono forza e vastità al primo pensiero su cui io ho posto la scelta.

Scelgo il mio pensiero.. dal mio pensiero discende la creazione, la concretezza di ciò che vivo. Scelgo ciò che intendo vivere, al di là di tutte le passate consuetudini, al di là di tutte le interpretazioni e letture della storia.

Ecco perché:

Di qui non si passa.

Un solo pensiero. Tutti gli altri pseudo-pensieri non passano di qui.

Nessuno ci ha indotto alle guerre. Né uomo né re né dio.

È solo una delle tante parti di noi che, per un attimo, per il frammento di a-temporalità necessaria a sperimentare la polarità, a creare la polarità per avere l’altra parte dell’energia, la forza oscura che è… tutto ciò che non cade sotto i cinque sensi, non cade sotto la banda di vibrazioni che le percezioni umane possono captare, ma che c’è. Tutta la parte oscura, che non si vede né si sente ma c’è. La parte più cospicua della materia, l’altra parte della forza. La nostra parte in luce è la parte ridotta, più esigua, siamo grandi, immensi nella parte oscura. Io me la vivo.

E quante ne posso combinare nella parte oscura. Così vitale, vibrante, viva e feconda. Ilare, leggera, risolutiva. Ecco: Vittoria.

Eh sì, che è connessa la mia anima gemella. È talmente oscura… perciò mi piace. Mi porta dove non so di essere. Non so chi sono. Mi fa sperimentare e vedere parti di me che non sapevo di essere. E quanto mi attirano!

Altrimenti, se non fossi qui sulla Terra per tirare fuori da me “il pacchettino” che sono, che starei qui a fare. Sarebbe una noia. La mia anima gemella lo sa bene. Perciò siamo gemelli. Di cose pestifere. Ma la forza…

Questo è il percorso: andare là dove non si vorrebbe andare di se stessi. Vedere e lasciar essere le parti che diremmo: brutte, scomode, cattive. Uh, come sono cattiva! Uh come sono non-amata dall’altro nella mia cattiveria! Ma anche come attrae! La mia cattiveria. Non la mia separazione interiore, ma là, dove mi accetto per… cattiva, perversa, vendicativa, fetente, ecco. Qui la mia anima gemella mi ama.

Percorso… sono ciò che non vorrei. E lascio che l’altro da me, la mia anima gemella, lo veda tutto..

.. anche questo facciamo qui, ciascuno, attraverso gli archetipi e la condivisione conosce le parti difficili di sè; ma le conosce con amorevolezza e gioco.

“…non serve che si ripigli l’umanità, basterebbe che si ripigliassero le donne”.

Frase che sta in Metodo. 

In  Metodo  abbiamo le coordinate di come muoverci.