Mente è una rete

Mente è una rete

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Quando parlo con le persone e mi dicono:
– È così e così. Questa cosa, questa situazione, questa dinamica avviene così e così.
Il mio interlocutore mi mette davanti un sistema di regole, di ordine di una situazione, ecco, non è così. Mi viene messo davanti un mondo come riteniamo che sia, per cui noi dovremmo stare a certe condizioni, dentro certi margini, paletti, perché così è.
No.
Non è che è così, non lo è e basta.
Vale per ogni situazione in cui siamo inseriti, siamo inseriti in un qualcosa di completamente virtuale. Cavoli, a me questa faccenda ora è proprio chiara, la sto vivendo e percependo mentre la affermo. Allora è proprio vero che gli archetipi fanno questo: ti scrollano da matrix, te la fanno percepire, tutta. Passo successivo: se la percepisci in tutta la sua portata e pregnanza, comprendi anche che, se si uscisse da matrix, sempre di un’altra trama si avrebbe bisogno per darci una contestualizzazione. Per cui, partiamo da questa in cui siamo, chiamiamola col suo vero nome matrice – m – mem – le acque – 13° arché – e vediamo di fare questo lavoro trasformativo che gli archetipi ci permettono.

Mi direte, se è come affermi sopra che non ci sarebbero regole, ordinamenti, chiunque può fare quello che vuole. No. C’è un ordinamento naturale, questo c’è. Il resto sono solo sovrastrutture che abbiamo messo e che, non ce ne rendiamo conto ma, ci ingabbiano. Ci ingabbiano, ci bloccano in visioni di noi stessi, delle nostre interazioni, della nostra possibilità di progredire, di cambiare perché pare che, oltre certi criteri, non si possa andare. O che certi criteri siano sacrosanti, che siano uno con la matrice.
Io comincio a vederli questi criteri, alias paletti e mi viene il fastidio. Ecco che spesso chiudo le conversazioni, non me la sento di star lì a spiegare ma nello stesso tempo io, non sono più là, o qua. In questo mondo che si tiene strette le sue pseudo-sicurezze. Sto zitta. Poi qualcuno c’è con cui avvio dei feed-back soddisfacenti.
Siamo alienati a noi stessi. Siamo dentro a schemi, modi di essere così radicati, incastrati, immanenti a noi stessi che non li vediamo, ma ci sono. Sono gabbie trasparenti d’acciaio. Sono fili sottili e inossidabili che contengono e ingabbiano la nostra psiche. Ma non sono stati sempre qui, non sono connaturali alla psiche, possiamo toglierli, dissiparli, dissolverli.
Essi sono la nostra parte astrale, così immersa, immanente a noi stessi che si beve la nostra energia e forza. La nostra parte non materica, quella parte del non materico che vorrebbe vivere e sopravvivere per se stesso, che fugge la responsabilità della ricaduta nel qui e ora della Terra. Dove Terra, qui e ora, materico, astrale… ecce cc qualsiasi parte di cui io possa parlare, sono sempre relativi al fatto che io – osservatore – qui sto ponendo il mio occhio creante.
Vediamo il mondo attraverso la trama, la rete neuronale, lo percepiamo attraverso le sinapsi. Strumentini che abbiamo, che ci siamo dati come porte tra il dentro di noi stessi e il fuori che ogni giorno portiamo in scena.

L’astrale, la parte trascendente, non immanente, mentale, imperversa domina in noi, vuole il controllo e noi glielo stiamo lasciando alla grande.
Oh, in quanti hanno detto questo! Io solo una più, che cosa c’è di differente? Che indico i 22 movimenti della forza, e questi 22 movimenti sono la possibilità di percepire questa gabbia mentale, verbale, collettiva individuale.
Ve ne do qualche esempio.
Nel mondo di matrix tutto è impostato così, ma anche nel mondo di chi presume di essere fuori matrix gli schemi imperversano. E nel mio? Di mondo? Non lo so, so che gli do la caccia, spietatamente.
Per cui oggi dico qualcosa su tutti questi Maestri, guru, di ieri e di oggi, filosofie, religioni, psicologie, ecc non mi dilungo sull’elenco l’ho già fatto in altri post.

Mettiamo che tu abbia un obiettivo o un desiderio, e fatichi a realizzarlo, di fatto ancora non te lo stai vivendo, eppure hai insistito tanto, lavorato tanto tanto, e ne senti la spinta dentro, ancora adesso e forte. Se interpelli questi benefattori e promotori dell’umanità, saggi, luminari, illuminati sul tuo desiderio, desiderio che da tanto tempo insegui come ho detto, ma soprattutto se il tuo desiderio è accattivante, arrapante, relativo all’eros. Oppure pensi sempre ad una persona o situazione, la desideri, ne senti l’attrazione e la spinta, non se ne va, e non ne esci. Ecco, te.

Il Maestro illuminato ti dice:
Lascia andare, non ti attaccare.
Se stai attaccato soffri, si vede che la tua anima, di fatto, non vuole questo.

E continua il tipo per portati a lasciare il campo.
Ecco, noi stessi ci creiamo questo: affidiamo al Maestro di fuori nient’altro che la parte del dire a noi stessi ciò che, detto dal Maestro pare abbia più valore, più autorevolezza, ma ci arriva questo, ci facciamo dire questo perché noi, siamo fermi su questo atteggiamento.
Ecco, qui ci alieniamo, molliamo la nostra determinazione e accettiamo di essere perdenti. Ci allineiamo non a noi stessi, ma al Maestro, a questa parte che non siamo noi stessi, quindi non concreta, non vera e, per allinearci al Maestro (… ci sono anche le dinamiche del riconoscimento, della dipendenza ecc ecce), noi rinunciamo a noi stessi, al nostro desiderio, per assecondare ciò che l’altro ci dice di fare. Come se un altro da noi, seppur un presunto Maestro, guru… terapeuta… ne sapesse più di noi su noi stessi.
E gli diamo la nostra energia.
Il nostro obiettivo si allontana. Lo vedete? Intanto la nostra parte astrale continua a deliberare per noi, a controllare qui. I nostri desideri restano per aria, sempre sospesi, non cadono nel qui e ora, e non ce li godiamo. Questo vuole la parte astrale, altrimenti se non si prendesse le nostre energie, come farebbe ad essere ancora esistente?
Perché è chiaro siamo noi che l’abbiamo creata e che la teniamo in vita.

Mi soffermo ancora un attimo su questa parte astrale: è mente, ma è la mente nel suo aspetto di “memoria”, “schema” “pensiero creato e mantenuto in vita”, si chiamano anche “egregore”. Egregore di pensiero, ne abbiamo a tutti i livelli, dal livello dei pensieri quotidiani che usiamo in continuazione nelle cose pratiche a quelli più estesi, che arrivano fino ai grandi impianti della nostra psiche e che si sono stabilizzati dentro di noi, li manteniamo in vita, attivi, pur essendo cambiate le condizioni della nostra esistenza, pur avendo noi cambiato ad altri livelli la nostra consapevolezza.
Qualcosa anche sta qua, fermo, e non ci permette di evolvere, di lasciare il vecchio e proseguire. Ci riporta a agire e a comportamenti, anche interpretazioni di noi stessi e del nostro fare, indietro, a modalità vecchie. Sì, oggi, forse è proprio la parte… Maestro, guru, religione, terapeuta, e tante di queste cose che il web continua a metterci davanti e noi a leggere quella che ci sta fermando. Forse, noi, in fondo a noi stessi, siamo già molto più liberi e sciolti.

Invece…
invece di mandare indietro il nostro desiderio e la nostra spinta per la preoccupazione di restare allineati al guru, invece di alienarci da noi stessi, dire:
– Mi fermo un attimo ma non torno indietro. Riconosco il mio desiderio e la sua legittimità, io sono il mio desiderio.
– Mi fermo, tiro il freno a mano, ma sto qua, resto fedele a me stessa e sto sul mio desiderio, non su quello che mi dice l’altro.
Magari dall’essermi fermata mi arriva qualche idea nuova che mentre ero presa dall’andare avanti non mi arrivava.
Mi fermo, accetto non di lasciare il campo ma di fermarmi quel tanto che mi serve per recuperare le forze e la lucidità per guardarmi attorno; magari da qui dove mi sono fermata vedo la risorsa, vedo da che parte proseguire, o stare ancora. Ma sono in un’attesa attiva, sono presente nel mio stare ferma perché mantengo sul mio osservatore il mio desiderio.
Di solito accade così nella cose della vita, perché nelle cose dell’anima rinunciamo o deleghiamo o diamo le dimissioni dal nostro desiderio?

Ecco, riconduco in me il movimento. Lascio andare sì, ma non la mia determinazione, la scelta che ho fatto, il desidero che sento, questi me li tengo cari, qui, sono io. Lascio andare il Maestro e tutte le credenze e i modi di fare che mi allontanano dal mio desiderio. Che mi porterebbero a tradire il mio desiderio.
Non lascio andare il mio desiderio, piuttosto: mi lascio andare nel mio desiderio.
Mi abbandono al mio desiderio.
Se devo arrendermi, non mi arrendo al Maestro, al guru, a schemi ed egregore, comprese quelle che sembrano inderogabili, come se così bisognerebbe fare in ogni caso. No. Io mi arrendo solo al mio desiderio.

Io mi abbandono solo dentro al mio desiderio.
Mi lascio andare al mio desiderio.
Lo riconosco, tutto, e mi fido di lui.
Piccolo svolazzo tra i segni: yod è concentrare.
Yod è il divino. Ma non è un Dio fuori di noi. Yod – 10 – I – concentrare. Mi concentro su me stesso, su ciò che sento e sono.
Yod, il creatore che sono.
Chiaro???

Volevate la conferma che i 22 movimenti sono efficaci? Questo post. Rileggete, riflettete e capirete il perché.