Anima gemella – Ri-orientare mente

Ri – orientare mente

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             Anima gemella – Ri-orientare mente

così che nostra anima gemella, abbia orientamento e meta. 

In Vittoria, incontrare l’anima gemella attraverso gli archetipi, al laboratorio n. 5 Taglio, è scritto: Disinstallare mente vecchia.

In questi giorni mi sto rendendo conto che, per riportare Mente alla sua funzione, non è sufficiente disinstallarla, ossia togliere dei programmi e metterne di nuovi.

A mente, va proprio staccata la corrente. Va staccata la corrente e qualcuno, una forza, che non è lei, che non è mente, deve mettersi là a rimuovere il programma di fondo che sta installato, ossia il mantenere costante l’identificazione di mente con ciò che crea.

Va tolta ineluttabilità al legame tra mente e le proiezioni che lei stessa costruisce. Mente fa essere nella concretezza le cose, e gli eventi, e per farli essere lei ci si mette tutta, perché è la misura di ciò che proiettiamo, ne è la forma, l’impostazione matematica, vibrazionale. Ora, non serve disinstallare programmi, l’unica cosa da fare è scardinare, tagliare, scollegare questa impostazione di mente di mantenere l’identificazione con le cose che crea quando queste cose non hanno più a che fare con me. Un’altra parte di me le ha già eliminate, viste non più coerenti con me.

Come si fa? Se esisto solo io, e io altro non sono che un occhio vorticante che porta davanti a sé vibrazioni vibrazioni e ne fa una rete tanto intensa da far sembrare vero- consistente – solido ciò che concentro qui davanti al mio occhio vorticante?

Non lo so.

Proviamo: dato che io sono più di mente, io sono il creatore, mente è un mio strumento, una mia funzione. Io so pensare, non so bene com’è ma avverto questo flusso continuo di vibrazioni che sono pacchetti di fotoni, bosoni, particelle input, bit, pacchetti di micro messaggi che messi uno vicino all’altro diventano un pensiero e un sistema di pensieri.

Arrivare alla consapevolezza che:

  • là – fuori – non – c’è – nulla
  • c’è solo quello che io creo.

E io creo da una serie di impostazioni che ho dentro. Che ho acquisito probabilmente da niente e da nessuno se non dalla mia stessa evoluzione, ossia presa di coscienza. Compreso il mio essere collettivo, per cui mi pare che buona parte degli impianti del mio pensiero li condivido con altri, motivo per cui ne condivido l’universo, le dimensioni, lo stato di realtà.

No no. Anche questo che credo un collettivo, una condivisione,è solo cosa mia, mia creazione. Mi sono creata questa donna, me stessa, e tutte le altre persone che mi riconoscono o confliggono con me, dove riconoscimenti o conflittualità altro non sono che una delle prime ricadute dei miei più alti pensieri: o il senso di unità o il senso di separazione. Io li esperisco tutti e due, perché la polarità, io e il mio anti-io sono il modo che ho di manifestarmi.

Il mio primo pensare e l’anti-mio-primo-pensare esistono fin dagli inizi di ogni mio pensare. Perché l’anti è “tutto ciò che è” e che non è la sola matematizzazione della mente. Mente si identifica con ciò che può fare e riconoscere, ossia con la parte razionale, strutturata, misurata del mio pensiero, e crede che questa sia la realtà. Invece ne è la parte più esigua, parziale, io sono nella parte più vasta, in tutto ciò che posso e che non è finito in quella particolare creazione, matematizzazione che mente ha già compiuto. Mente sta sulla rete, nella rete, sta in tutto ciò che i miei occhi, le mie orecchie, il mio paradigma mentale coglie, intercetta ogni attimo. Ma, adesso me lo posso dire, colgo la separazione sana, il fatto che: sì, tutto è mente ed è collegato con mente, ma che questo di mente non è il tutto… Tutto. È il tutto di mente, ma c’è ben altro Tutto. O meglio “tutto ciò che non è mente” è un infinito di possibilità, ma c’è. Questo il punto: c’è. Come potenzialità. Ecco, il primo passo è non fermarsi, non chiudersi nella riduttività del mondo che fino ad oggi ci siamo permessi.

Allora c’è una materia informe? Un qualcosa che esiste prima di me? Non credo. Non lo so, ma mi viene il sospetto che applichiamo schemini e interpretazioni al reale a partire da quel poco che attraverso la mente riusciamo a immaginare, codificare e vedere. E che anche certe domande che ci poniamo sono mal poste, inutili. Avverto che c’è altro, e più libero. Mi viene da pensare che: se riesco a spostarmi un po’ dalle dinamiche di mente, avverto, percepisco altre dinamiche in cui sono, che io stessa sono e che non vedo solo perché ho l’attenzione ferma e fissa solo su un aspetto di ciò che sono e che in me si muove, osservo solo attraverso mente, e quindi vedo parziale, sia come movimenti che come sostanze.  Vedo i fatti, vedo gli altri, il loro stesso interagire con me come fatti autonomi e come comportamenti autonomi da me. No. Sono io che ho messo alle persone fuori di me la configurazione, il ruolo, e l’agire.

Terribile.

Non questo fatto, perché, tanto, una volta colta questa situazione, “così è” e non fa più effetto. Non è tragica, è così e basta. È un insight, e gli insight non fanno male; non procura sofferenza la verità, ciò che ci può far male, far soffrire, sono i comportamenti che vanno contro noi stessi e che facciamo fare agli altri, (noi ci procuriamo certi dolori perché diamo dei ruoli agli altri che altro non sono che mie creazioni). Di fatto, là fuori, quello o quella o quegli altri, là fuori, non ci sono. E ciò che mi arriva davanti è ciò che io, per interagire con me stessa, ho creato. Ciò che mi invento e mi racconto, portato in scena.

Fuori non c’è un esistere, un agire, un pensare oltre il mio. Non c’è qualcuno che pensa di sé, su sé, di me, su me, che fa cose, fatti, eventi. Che ha emozioni e sentimenti, progetti su sé su me. È tutto un film che sto vedendo e basta. Il resto, non c’è, o non lo so, o va percepito, esperito in modo diverso, non lo so. Ma so ciò che non è più, che – di fatto – non è mai stato.

Vale anche per tutti i miei trascorsi da anima gemella, fino all’anima gemella che oggi sta qua.

Uh! Terribile. Ma è così. Questo ciascuno lo dice, nel momento stesso che ne coglie la esistenzialità, se di esistenze si può parlare. Consapevolizza il fatto che: così è.

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Insomma, dopo tutto questo dire ed arrampicarmi, mi ritrovo a cogliere che: fuori non c’è nulla, e che quello che io ho visto, interpretato di ciò che sta fuori, non esiste, per il fatto stesso che non c’è nulla là fuori. Al massimo c’è una specie di velo… di schermo sul quale proietto i miei pensieri che si fanno forma. Sono un potentissimo creatore, certo, ma di illusioni, questo è, ma sono un creatore di illusioni mirabili, edificanti, vastissime e potentissime, ricche di eros, di gioia e potenza, e che me le posso godere alla grande. Importante è che io sia sempre consapevole che… mie creazioni sono. E che quando qualcosa non mi piace, è sbagliatissimo, inutile e destabilizzante per me, che io mi rivolga a ciò che ho davanti fuori, o che me la prenda o che entri in conflitto. Là fuori non c’è qualcuno che realmente è toccato dalla mia reazione, dal mio dire o agire. Sono ancora io tutto il teatrino. E se chi o che cosa mi arriva davanti mi incuriosisce, piace, mi attira ma su certi aspetti ancora non è corrispondente a me, inutile che voglia modificarlo, non accade nulla, non cambia nulla. Di più, se credo di averlo modificato colui che ho davanti non mi attirerà più, avvertirò la sua insignificanza perché … “me lo sono mangiato”. Ho conquistato il potere esteriore su un qualcosa che sono io, nient’altro che io e, conosciuta me stessa in una certa creazione, integrata e fatta mia, ecco ne perdo l’attrazione, la curiosità, la spinta a interagire. Sono io davanti a me stessa… conosciuta… la noia. Io sono attratta da me stessa non in quanto mi conosco, ma in quanto di me mi è ancora oscuro.

Se tutto esiste e nasce da me, ecco che, se ho un problema con qualcuno fuori di me, modificare la mia creazione non serve a nulla ma, tornare dentro di me, scordarmi, ignorare chi immagino sta fuori, tornare dentro, interrogare me stessa, aspettare le risposte, prendermi il tempo. Adesso so che posso prendermi tutto il tempo che voglio perché sempre da me esce la creazione, o quella di prima ri-scavata da dentro di me, quindi riformulata da dentro, o nuova, non c’è fretta. Là fuori non c’è nessuno che mi aspetta, che mi scappa, che mi manca, perché sta dentro qua, quindi… coviamo me stessa… facciamo caldino, coccole, pappa-e-ciccia a me stessa. Così anche io covo il mio ovetto, il mio semino, che al momento giusto si schiuderà. E sarà allineato a me perché mi sono ascoltata bene dentro, e lo sto impostando sulle informazioni che da me stessa arrivano.

Ricondurre tutto dentro me, riappropriarmi della mia energia, quella investita nella creazione che non mi piace più, stare dentro di me, lavorare con tutte le Parti di me. Una concertazione sostanziale, un movimento sistemico di sostanze, generato, governato e supervisionato dal meglio di me. Oggi, che ho imparato a non sprecare energie a discutere e confliggere col fuori, e che investo tutta la mia forza in ciò che voglio davvero. Oggi che sono consapevole del mio strumento di creazione e della potenza che sono.

E ora capisco anche che: non serve scollegare mente, non serve staccarla. Io sto dando a mente ben altro progetto, e lo sto alimentando. Mi nasce da dentro, emerge da solo, si solleva da un fondo oscuro e indefinito ma non temuto di me, viene in superficie, sa di me, di ciò che sono e scelgo, sta allineando tutte le forze e le sostanze per me. Come creatore di me stessa sto spostando mente verso qualcosa di più grande, di più confacente e lei, da sola, lascia l’identificazione con ciò che era verso ciò che di nuovo sta nascendo.

Anche mente è impostata sull’espansione e sulla bellezza.

Affinché questo accada, sono io come Anima, come Spirito, che devo fare questo distacco, dis-identificazione tra me ogni parte di me… non so, c’è  un processo, un atteggiamento che devo attivare, o lasciare. Mi verrà.

                                                                                                                                                                                                                                                    Francesca